Pioda di Crana

 

 

A cura di Roberto Paniz

 

Informazioni tecniche

 

Località e quota di partenza: Arvogno, 1247 m

Quota vetta: 2430 m

Dislivello totale: 1230 m

Difficoltà: EE

 

Descrizione del percorso

 

Da Arvogno si segue in discesa la strada fino al ponte sul Melezzo (1202m). si prosegue in salita lungo la sterrata o la mulattiera fino all’alpe Verzasco; si lascia a destra la mulattiera per il Passo di Fontanalba e si sale a sinistra per un sentiero segnalato passando per le baite di Borca (1500m). pochi metri a sinistra dell’ultima baita si trova una sorgente, l’unica del percorso. A monte delle baite si sale nella faggeta seguendo la traccia principale trascurando le deviazioni fino a raggiungere la cresta Sud. Superate le prime roccette si prosegue sul versante Ovest pochi metri sotto la cresta, seguendo il sentiero che più in alto torna sul filo di cresta per abbandonarlo nuovamente in vista della forcella tra le due piodate. Si continua a salire per un pendio di terra e pietre mobili fino all’antecima a 2350m. Si percorre un tratto orizzontale di cresta, non difficile ma esposto, poi si sale per un pendio ripido con tracce di passaggio fino all’ultimo tratto quasi pianeggiante che conduce in vetta.

 

Gita del 17 novembre 2012

 

Giornata autunnale con ottime condizioni meteo e neve presente con una certa continuità soltanto oltre i 2000 metri. Nel bosco sopra Borca occorre fare attenzione allo spesso strato di foglie di faggio che ricopre il sentiero. Le prime lingue di neve si incontrano all’inizio della cresta. Dalla forcella in poi il manto nevoso è cedevole in superficie ma si avverte la presenza di uno strato inferiore più compatto e ben vincolato al terreno. Raggiunta l’antecima calziamo i ramponi per affrontare in maggiore sicurezza il tratto più delicato del percorso, che con queste condizioni della neve si rivela più facile del solito, con la precauzione di evitare la cornice che si è già formata in prossimità del filo di cresta. Non utilizziamo la piccozza ma la teniamo a portata di mano. Seguiamo la traccia di un camoscio solitario che dimostra di conoscere bene la via di salita; lo osserviamo poi dalla vetta scendere per il ripido versante di Sassofondo. Lo spessore della neve in cima, a giudicare dall’ometto di vetta, è di poco inferiore al metro. In discesa seguiamo la traccia di salita tenendo i ramponi fino alla forcella tra le due piodate, per approfittare maggiormente delle lingue di neve ancora presenti. Il resto della discesa non presenta particolari difficoltà, a parte qualche chiazza di neve umida che rende scivolosi i pendii erbosi, e lo strato di foglie già citato in precedenza.

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